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Quanto costa davvero aprire un’azienda agroecologica?

Quello che ho capito dopo 8 anni in agricoltura e dopo decine di consulenze.

Ieri ho fatto una consulenza con una donna, Chiara, che da mesi sta cercando il terreno giusto per avviare la sua azienda agricola. Ne ha trovato uno: 5000 metri quadri a un chilometro da casa sua, in una zona vicinissima al centro abitato, con pozzo e cisterna in cemento. Sulla carta sembra perfetto.

Quando me l'ha raccontato, le brillavano gli occhi. Poi mi ha detto, con la voce un po' più piatta: però ho un problema. Io non ho mai fatto agricoltura e non ho la minima idea di cosa ho bisogno di comprare, né quanto dovrò spendere per avviare l'attività.

Ed è qui che la conversazione è diventata interessante. Perché Chiara non aveva solo bisogno di essere rassicurata sul fatto che è possibile aprire un'azienda agricola anche senza tanta esperienza precedente. Aveva bisogno di capire una cosa più grande, che non aveva ancora avuto il coraggio di mettere a fuoco: quanto mi costerà davvero tutto questo?

Ho deciso di scrivere questo articolo perché Chiara non è la prima persona che mi fa questa domanda. E quasi tutte arrivano con lo stesso vuoto: qualche informazione imprecisa sui bandi di finanziamento che esistono in agricoltura, grandi obiettivi di coltivazione costruiti guardando i progetti degli altri, e nessuna immagine completa davanti.

Mi sembro io quando ho iniziato otto anni fa. A trovare la strada nella nebbia assoluta.

Quello che ho imparato in questi anni è che il problema non è solo quanto costa aprire un'azienda agroecologica e renderla economicamente sostenibile. Il problema è che spesso non si ha nemmeno chiaro quali sono le voci di spesa da considerare. E così si arriva al primo anno con la sorpresa addosso, e si iniziano a fare scelte di pancia per recuperare: comprare di corsa, rinunciare a cose importanti, indebitarsi male.

Allora proviamo a fare un po' di chiarezza, mettendo in fila le categorie di spesa che io uso con i miei clienti quando costruiamo insieme il budget di partenza.

Le categorie di spesa da mettere in fila

Quando lavoro con una cliente o un cliente, una delle prime cose che faccio è consegnarle un template di pianificazione del budget, diviso in categorie che si adattano al progetto specifico. Te le racconto qui, una per una, con qualche ordine di grandezza per orientarti. Tenendo presente che ogni azienda è un caso a sé.

Coltivazione e fertilità. Sementi, piantine, ammendanti, compost, letame, e così via. Quando si avvia un progetto agroecologico con tecniche di agricoltura rigenerativa, ripristinare e poi aumentare la fertilità del suolo (e dell'ecosistema) è una delle prime cose da fare. Solitamente si parte con delle analisi del suolo per misurare parametri come la tessitura, la sostanza organica, il pH, i minerali, la capacità di scambio cationico e i metalli pesanti. Poi va considerata la componente di sostanza organica (la biomassa) da introdurre in azienda, almeno finché non si riesce a creare dei sistemi che la producano in loco. Compost, letame, cippato, paglia: possiamo utilizzare tante tipologie di biomassa, l'importante è trovare quella più adatta al contesto ambientale e, quando possibile, quella disponibile anche gratuitamente, chiudendo il cerchio con altre aziende vicine.

Poi ci sono le piante, annuali e perenni: quelle da produzione come le orticole, le officinali, gli alberi da frutto, il mangime per gli animali; e quelle che svolgono altri servizi ecosistemici, come le piante da sovescio, gli alberi di supporto, i frangivento, le siepi di protezione.

La voce di spesa dipende molto dalle possibilità del territorio: può stare sotto i 1000€, oppure superarli facilmente se devi comprare compost, letame, paglia, alberi, piante e semi. Per risparmiare io cerco spesso aziende vicine con cui fare scambi: tu mi dai il ballone di paglia, io ti do qualche vasetto di miele o una mano per un lavoro. Per semi e piante esistono eventi di scambio a cui consiglio di partecipare, anche solo per conoscere persone e fare rete.

Acqua e impianto di irrigazione. La risorsa acqua è probabilmente una delle più sottovalutate. Per quanto esistano tantissimi sistemi di coltivazione comprovati per zone aride, a tutti gli esseri viventi (piante comprese) l'acqua piace. È una risorsa molto importante da avere e saper gestire sul proprio terreno.

La spesa dipende molto da quello che il terreno offre già: una fonte d'acqua utilizzabile (pozzo, sorgente, acqua consortile), cisterne o altri invasi per stoccarla. Su un terreno dove la risorsa acqua è già disponibile e dove va realizzato un impianto di irrigazione per un orto di circa cinquemila metri quadri, si spendono anche 2000-3000€ per l'impianto completo: tubi di portata, tubi per l'irrigazione a goccia, tubi e ugelli per la sopratesta, filtri, programmatore con elettrovalvole, riduttore di pressione, pompa.

Macchinari e attrezzature. Qui dipende molto da cosa vuoi fare. In una microfarm si utilizzano tendenzialmente macchinari manuali e non molto costosi. Si può aver bisogno di un motocoltivatore per fresa e trincia, di un biotrituratore per gestire la biomassa in azienda, di decespugliatore, motosega, carriole funzionali, attrezzi manuali di qualità. Oppure di attrezzature come serre (per un piccolo vivaio o per allungare la stagione di coltivazione), un banco per lavare la verdura, una rimessa attrezzi.

Macchinari e attrezzature possono influenzare molto l'importo dell'investimento, ma possono anche aiutare a ridurre le ore di lavoro in campo: ore che poi si possono dedicare alla produzione, alla vendita, alla comunicazione, alla burocrazia. Io consiglio comunque di valutare la condivisione delle attrezzature con aziende vicine, oppure di affidarsi a conto terzi, soprattutto all'inizio, quando ci sono tanti investimenti in parallelo. Investendo in questa categoria si arriva facilmente a spendere dai 10.000€ ai 15.000€.

Amministrazione e burocrazia. Io personalmente, all'inizio, di questa parte mi ero un po' dimenticata. Come se bastasse pagare la tessera dell'associazione di categoria e il gioco fosse fatto. Invece c'è da pagare il contratto d'affitto o il notaio per l'atto di compravendita. C'è il canone dell'affitto, l'apertura della partita IVA, il commercialista, l'ente certificatore se si fa il biologico. Tra tutte queste voci, il primo anno ho pagato almeno 1000€ solo per le pratiche burocratiche per avviare l'azienda.

Poi ci sono le spese ricorrenti: i contributi come coltivatrice diretta, che sono circa 3000€ all'anno, eventuali assicurazioni, bolli, gasolio e benzina, manutenzioni varie.

orto in biointensivo

Ma allora, come faccio, se non ho quei soldi?

In base al progetto e al contesto, per avviare un'attività agroecologica partono almeno 10.000-15.000€ nel primo anno. Più facile ed economico se hai già terreni di tua proprietà e un po' di strumentazione per partire; molto più impegnativo se parti da zero come Chiara, dovendo mettere in conto anche l'acquisto del terreno.

E allora come si fa?

Si fa. Lo so perché lo vedo fare. Ma si fa con tre cose che non sempre vengono messe insieme: una pianificazione fatta prima, non in corsa; una scelta consapevole di cosa rinviare e cosa fare subito, perché non tutto serve il primo anno; e la valutazione della fattibilità di accedere ai bandi di primo insediamento, che esistono apposta per coprire una parte significativa di questi costi.

Poi, cosa che consiglio sempre, si fa un business plan serio: uno strumento in cui, oltre ai numeri, si racconta il progetto e si analizza il contesto in cui l'azienda vuole lavorare. È quello che ti permette di chiedere un prestito, che sia in banca o a mamma e papà.

Quello che voglio dirti davvero

Torno a Chiara. Alla fine della consulenza, dopo aver passato un'ora a guardare insieme i suoi numeri, mi ha detto una cosa che mi ha colpito: adesso ho paura uguale, ma è una paura diversa.

Ed è esattamente lì che voglio arrivare con questo articolo. Non a dirti che è facile, perché non lo è. E non a darti la lista delle spese come se fosse un menu, perché ogni progetto è suo. A dirti che la differenza tra una paura che ti paralizza e una paura che ti fa muovere è quasi sempre la stessa cosa: avere i numeri davanti, invece che addosso.

Se stai progettando la tua azienda agricola e questa paura ce l'hai anche tu, sappi che non è un brutto segno. È il segno che stai prendendo la cosa sul serio.

E se vuoi cominciare a metterli in fila quei numeri — i tuoi, non quelli generici di un articolo — puoi prenotare una call gratuita ed esplorativa con me[collega al tuo "Lavora con me" o al modulo della call]

Un abbraccio,
Adelaide 🌱