La coltivazione delle erbe officinali
Vantaggi e svantaggi di una coltura che può essere di grande valore per una microfarm.
Queste due settimane mi sono rimessa a studiare. Mi sono preparata per la consulenza di progettazione agroecologica di due aziende agricole che stanno valutando, nel loro piano colturale, la coltivazione di erbe officinali.
Non ho mai fatto esperienza diretta di coltivazione focalizzata su quello, anche se le piante medicinali (sia coltivate che spontanee) sono sempre state importanti nella mia vita.
Fin da ragazzina ho creduto che il farmaco fosse solo per casi di emergenza estremi, ma che le piante potessero essere il nostro vero sostegno in varie fasi della vita e del ciclo di una malattia, infezione, ustione e altro. Così fin da piccola studio il potere curativo delle piante e preparo da me in casa infusi, oleoliti, unguenti, sciroppi, tinture, per avere una piccola farmacia naturale in casa.

Mi sarebbe piaciuto iniziare un progetto di coltivazione e raccolta spontanea con trasformazione del prodotto nel mio vecchio progetto agricolo, ma la strada della vita aveva altre intenzioni per me.
Almeno fino ad adesso!
Più studio questa coltura e più mi rendo conto dei grandi benefici che potrebbe apportare alle microfarm sul piano economico ed ecologico.
Ho cercato di farmi un'idea da poter condividere, ma che soprattutto vi possa essere d'aiuto per capire se può essere una coltura da inserire nella vostra azienda.
Investimento contenuto, ritorno ragionevole, prodotto vendibile
Quando aiuto un'azienda in avviamento, mi trovo sempre davanti alla stessa equazione: investimento iniziale il più contenuto possibile, ritorno economico abbastanza veloce, prodotto commercializzabile da subito.
L'orto, da questo punto di vista, resta la coltura regina per attrarre clienti: prodotto di prima necessità, richiesta enorme di cibo sano, e un confronto impietoso con la verdura del supermercato che non sa di niente. Il problema dell'orto è che richiede tantissimo tempo, conoscenza ed esperienza: è una coltura vulnerabile, e nessun corso ti dà davvero tutto quello che serve sapere. C'è bisogno di accumulare esperienza prima di arrivare a una produzione soddisfacente!
Le erbe officinali le sto riscoprendo per il motivo opposto. Sono piante resilienti che crescono bene anche in condizioni non proprio ottimali, come suoli argillosi, calcarei, poveri, di montagna. È una coltura abbastanza veloce (quasi quanto le orticole): pianti in autunno, e l'anno dopo cominci già a raccogliere.
In più si trasformano facilmente, con investimenti contenuti: un essiccatore, un distillatore da poche migliaia di euro, e hai già tisane, sale alle erbe, oli essenziali, piante fresche al mercato.
Le giornate e la produzione standard: due cose che pochi vi spiegano
Ci sono poi due aspetti, fiscali e burocratici, che vale la pena spiegare bene, perché sono informazioni che pochi conoscono e che possono cambiare la fattibilità di un intero progetto.
Il primo sono le giornate lavorative. Per entrare nella fascia fiscale agevolata agricola, cioè per diventare coltivatore diretto, bisogna avere un certo numero di giornate di lavoro all'anno. Ma attenzione: nessuno viene a misurare quante ore lavorate davvero. Il calcolo parte da tabelle standard. La normativa stabilisce, per esempio, che per un ettaro di orto servono un tot di ore, per un frutteto un altro tot, per l'oliveto un altro ancora. E le erbe officinali, in queste tabelle, valgono tantissime ore rispetto allo spazio che occupano. (N.B. Ogni regione d'Italia ha la propria tabella di riferimento.)
Il secondo è la produzione standard. Anche questo è un valore calcolato a livello regionale, e ogni regione ha le proprie tabelle. In molte regioni le erbe officinali valgono davvero tanto. Per esempio, se hai un ettaro di erbe officinali la tua produzione standard può essere di 23.000€; se hai un frutteto, di 12.000€; se hai un uliveto, di 2.000€. Alcune colture danno valori altissimi, pensate allo zafferano o al giaggiolo.
A cosa serve saperlo? La produzione standard è uno dei parametri usati nei bandi regionali, quelli che fanno parte di quello che un tempo si chiamava Piano di Sviluppo Rurale (PSR). Tantissimi bandi, soprattutto quelli di primo insediamento, in molte regioni richiedono di raggiungere una certa produzione standard entro un'annualità precisa dopo il finanziamento. E le erbe officinali, con poco spazio, permettono di raggiungerla. Per una microfarm, per un piccolo appezzamento, è un dato che può fare la differenza.
Inoltre ricordo che questi calcoli vengono fatti anche ai fini di misurare la fattibilità agrituristica del vostro progetto (quante camere affittare, quanti mesi tenere aperto durante l'anno, quanti pasti poter offrire nella propria struttura).
Le tabelle di giornate e produzione standard cambiano da regione a regione e nel tempo: verifica sempre i valori aggiornati della tua regione presso le fonti ufficiali.
Il punto vero: non monocultura, ma progettazione agroecologica


Queste immagini sono state generate dall'IA per farvi avere un'idea (più o meno) realistica di come potrebbe essere una coltivazione di erbe officinali tra filari agroforestali.
Detto tutto questo, c'è una cosa che mi preme chiarire. Il mio interesse per le officinali non ha niente a che vedere con l'idea di fare tre ettari di lavanda e basta. Quell'approccio monoculturale non mi appartiene.
Quello che mi interessa è capire come queste piante si inseriscono in un sistema. Come dialogano con l'orto, con un filare agroforestale, con un pascolo. Come l'ecologia di quel luogo specifico ci dice quali colture hanno senso e quali no. È il cuore dell'agroecologia: applicare l'ecologia all'agricoltura e progettare tenendo insieme tre dimensioni che non si possono separare.
La dimensione economica, perché un'azienda deve stare in piedi, i conti devono tornare, l'investimento deve avere senso. Per cui mi domando se poi davvero abbiano uno sbocco commerciale: è figo farsi l'olio essenziale della propria azienda, ma poi i tuoi clienti, abituati all'orto, al miele e alle uova, te lo comprano? Saresti capace di comunicare l'utilità del prodotto?
La dimensione del benessere di chi lavora la terra, perché un sistema progettato male brucia le persone, e una coltura va scelta anche perché piace coltivarla, non solo perché conviene. Sennò si finisce per odiare il proprio stesso lavoro. E soprattutto, quando si vende in vendita diretta, la propria passione bisogna imparare a trasmetterla: se lo fai solo per i soldi e non per altri interessi, i consumatori lo sentiranno.
E la dimensione ecologica, perché queste piante non sono solo una resa: attraggono impollinatori, alcune sono nematocide, altre aiutano l'ecosistema in modi che spesso ignoriamo. Sono parte di una rete viva, non una riga in un business plan.
Il problema è che, a livello italiano, di questo si parla pochissimo. Trovi tantissimi corsi sull'orticoltura rigenerativa, la viticoltura rigenerativa, l'allevamento al pascolo. Di erbe officinali coltivate con un approccio rigenerativo e progettate agroecologicamente non ho ancora trovato quasi nulla.
Realtà bellissime esistono, intendiamoci. Una che ammiro molto è Remedia, un'azienda di montagna non troppo lontana da dove avevo la mia, a cui per anni abbiamo venduto il miele per uno dei loro preparati. Se volete farvi un'idea di cosa intendo, vi lascio un incontro che Francesca della Giovanpaola ha registrato al Bosco di Ogigia insieme a loro: è un bell'esempio di questo modo di guardare le piante. Il punto è che realtà così raccontano il loro lavoro, ma non fanno formazione per noi agricoltori: non ti insegnano come progettare e coltivare in quel modo. Ed è proprio quel vuoto che con Lucia vorremmo iniziare a colmare.
Un seminario con Lucia di Ca' dell'Odola
Ho trovato una collega che su questo ha costruito un'esperienza vera: Lucia, dell'azienda Ca' dell'Odola. Coltiva molte tipologie di piante officinali, e gran parte del nostro percorso nell'agricoltura rigenerativa l'abbiamo fatto insieme: gli stessi corsi, lo stesso modo di guardare i sistemi. Lucia non lavora in monocultura: progetta, studia il contesto, conosce l'ecologia e la applica.
Con lei stiamo preparando un seminario online, tenuto dalla Mamanui School, in cui sarà lei a portare il suo approccio e la sua esperienza concreta: come si coltivano le officinali seguendo tecniche di agricoltura rigenerativa, e cosa significa progettarle a livello agroecologico, sul piano economico, ecologico e del benessere di chi le coltiva.
Se l'argomento ti interessa, iscriviti alla newsletter per sapere quando il seminario sarà disponibile — lo stiamo costruendo per rispondere davvero ai bisogni di chi coltiva.